Web Marketing: quanto si investe per i propri siti web?
Come e quanto investono le aziende italiane, piccole o grandi che siano, in Search marketing? Quale conoscenza hanno degli strumenti a disposizione? Come misurano i risultati che ottengono da questi investimenti e quali sono i loro indicatori di performance?

 

Sono alcune delle domande alle quali abbiamo voluto trovare risposta andando a intervistare, grazie alla collaborazione del portale del marketing MyMarketing.Net e di OTO Research, un campione di quanti, nel nostro paese, influenzano o approvano gli investimenti aziendali in pubblicità e marketing sul Web.

Un osservatorio sui trend in atto che diventerà annuale, aggiungendosi alla ricerca che ogni primavera portiamo avanti, sempre con OTO, su come gli italiani utilizzano i motori di ricerca.


I risultati sono stati interessanti ed evidenziano oltretutto come, nonostante il search marketing sia ormai anche da noi da oltre un quinquennio il principale strumento di promozione online, vi siano ancora ampi margini di crescita sia in termini di adozione che di budget investiti.

 

La metà delle aziende rispondenti non ha infatti ancora investito in search marketing, attività che buona parte di queste ha in programma per l’anno entrante. Se è vero che il keyword advertising rimane il primo strumento per utilizzo, è cresciuta sensibilmente la percentuale delle aziende che hainiziato ad investire anche in SEO, tanto è vero che oggi il 77% delle aziende attive nel SEM porta avanti entrambe le attività.

 

Sulla base di quanto emerso dalle interviste, infatti, solo la metà delle aziende italiane (46% per la precisione) si sta muovendo con attività di marketing e advertising nei motori, mentre il 34% non è ancora attiva ma nutre un buon interesse e potrebbe essere proprio il 2010 l’anno del loro sbarco nei motori, quantomeno per la metà di quelle non ancora attive, con il keyword advertising in testa(anche per ragioni di semplicità e di economicità). Interessante notare come sia cresciuto il numero di aziende che, quando si parla di search marketing, investono sia in SEO sia in keyword advertising; stando ai dati della survey, sono ben il 77% di quante si muovono nei motori.

 

Tra le ragioni che hanno portato a far crescere il numero di aziende che hanno affiancato ai link sponsorizzati anche le attività di SEO c’è sia la validità dei risultati ottenuti (che ha quindi convinto a voler presidiare in toto lo scenario “search”), sia la sempre piùelevata competizione e relativo incremento dei costi click che si registra in molti settori, scenario che porta le aziende a voler abbassare i costi di acquisizione dai motori puntando ai risultati naturali di ricerca.

Quali sono gli obiettivi che vogliono perseguire le aziende italiane investendo in search marketing? E gli indicatori di performance che adottano sono i più adatti per verificare se siano in linea con ciò che vogliono raggiungere? Le aziende oggi non attive in SEM inizierebbero soprattutto con l’obiettivo di incrementare i contatti e di rafforzare la brand image dell’azienda; un dettaglio, quest’ultimo, interessante, visto che finora il search marketing è stato considerato soprattutto come uno strumento di direct response.

 

Le aziende già attive nel search marketing si muovono con obiettivi più concreti (frutto anche dell’esperienza acquisita sul campo), essenzialmente per ampliare la base clienti o, quantomeno, per aumentare il numero di contatti da cercare di convertire e fidelizzare. Che poi vi sia una difficoltà per molte aziende a misurare se questo si riesca ad ottenere o meno è evidenziato dal fatto che, ad esempio, il principale KPI (key performance indicator) per le aziende attive in progetti SEO sia il posizionamento raggiunto tra i risultati di ricerca, sicuramente tra i parametri più facili da verificare, ma assolutamente inadatto a una misurazione efficace del ROI.

Quanto agli strumenti utilizzati per misurare le attività in atto, il 57% degli intervistati usa una piattaforma di web analytics di tipo “free” (come Google Analytics, Yahoo Analytics, Shinistat e similari), il 23% strumenti interni di intelligence, il 20% la reportistica fornita dall’agenzia, il 10% una piattaforma di web analytics più sofisticata e a pagamento (Omniture, Webtrends, ImetriX, Trackset e altre).

Andando più sul sofisticato, solo il 13% delle aziende utilizza oggi strumenti di attribution modeling, con i quali poter stimare quanto pesino effettivamente le varie attività di marketing e advertising online sui risultati raggiunti e, di conseguenza, poter investire meglio il budget in funzione del peso di questi canali.

Il 59% delle aziende non le utilizza e non è interessata, interesse che nutre invece il 15% delle imprese, bloccate però dal non avere le competenze per implementarlo.

Il rimanente 15% utilizza come parametro di attribuzione il cosiddetto “ultimo click”(e qui sono i motori a farla da padrone, visto che è passando attraverso i search engines che si concretizzano molti acquisti stimolati da pubblicità su altri media. Da un punto di vista operativo, il 58% delle aziende attive nel search marketing gestisce tanto il SEO che il keyword advertising internamente(il 28% utilizzando, per il keyword advertising, una piattaforma che aiuti nella gestione delle campagne).

Il 12% gestisce internamente il keyword advertising e si avvale di un’agenzia per il SEO, mentre il 10% si avvale di agenzie multi servizi in grado di supportarle anche in ambito motori. Solo il 9% si affida in toto a un’agenzia specializzata.

Quanto al valore degli investimenti, nel 2009 la maggior parte delle aziende (60%) non ha superato la soglia dei 10.000 €, con un altro 18% che si è mosso con un budget tra i 10.000 e i 25.000 €. Solo il 5% delle aziende, quasi sempre “pure player” o aziende che hanno modo di legare i budget ai risultati, ha investito più di mezzo milione di Euro.

 

Tra le domande fatte alle aziende anche quella, indicativa, di definire percentualmente quanta parte del budget è stata destinata al SEO e quanta al keyword advertising. La domanda, in realtà, non è di facile risposta perchéla parte SEO non sempre ha una sua quantificazione economica precisa: molte web agencies includono il costo delle attività SEO nel preventivo complessivo di realizzazione o rifacimento di un sito web; in altri casi questo costo è incluso nei preventivi di realizzazione (o traduzione) di nuovi contenuti “SEO oriented” per il sito; oppure, quando gestito internamente, viene “annegato” nel costo complessivo della risorsa che, tra i diversi compiti che svolge, si occupa anche dell’ottimizzazionee posizionamento del sito aziendale.


Ma investire in search marketing è fruttuoso?


A giudicare dall’elevato livello di soddisfazione(a fronte dello 0% di insoddisfatti tra i rispondenti) e dalla propensione a incrementare gli investimenti si direbbe proprio di sì, visto che il 20% delle aziende si dichiara molto soddisfatto dei risultati ottenuti e il 65% è abbastanza soddisfatto del ROI dalle attività nei motori. Solo il 15% delle aziende si è detto poco soddisfatto.

 

Fonte: Business On line

 

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